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SAN VALENTINO: Gobbetto sponsor di “I LOVE POP FOOD” dell’artista Alessandra Pierelli

Gobbetto è lieto di inviarvi all’inaugurazione della mostra d’arte “I LOVE POP FOOD” di Alessandra Pierelli a cura di Angelo Crespi, dove l’artista interpreterà cibi attraverso lo studio di nuovi materiali tra cui le resine artistiche Gobbetto.

 

Durante la serata, Alessandra Pierelli sarà impegnata in una performance che la vedrà trasformare la resina Gobbetto in cioccolata d’artista. I primi 50 partecipanti saranno omaggiati da un’opera autografata.

 

Inaugurazione: Mercoledì 14 Febbraio 2018 ore 18.30
Dove: Mondadori Megastore Piazza Duomo – 3 Piano
Quando: dal 14 Febbraio all’ 11 Marzo 2018

 

Il pop food è uno degli elementi della pop art che si sovrappone ed è quasi inestricabile rispetto alla dimensione iconica propria di un’arte che sublima i brand dell’industria alimentare in quanto miti riconosciuti e riconoscibili da tutti nell’epoca mass market e dei mass media, più ancora delle figure dello star system, del cinema, della musica. Il cibo, di fatto anche oggi nel tempo degli chef stellati e stellari, è il tema dei temi, il super tema dell’Occidente a cui la gente dedica tempo ed intelligenza, soldi ed energie, in una sorta di idealizzazione in cui l’abbuffata o il digiuno, la raffinatezza ingordigia del gourmet o l’ideologia salutista del vegano, sono semplici versi della stessa medaglia. Qui, sul bordo, si innesta il lavoro concettuale di Alessandra Pierelli che aderisce, come nella migliore tradizione pop, al contesto rappresentato, quello appunto ludico dei dolciumi e delle caramelle, venendo però ad evidenziare i limiti della sua rappresentazione: mutandone la scala (per esempio la confezione gigante di macarones), ingannando l’occhio (i cioccolatini perfetti, ma di resina), oppure utilizzando la materia biologica come nuova pelle, un rivestimento organico che rivitalizza l’opera ma in altro modo (si pensi al balloon dog di Koons ricoperto di marshmallow). Di fatto la Pierelli opera con le armi retoriche tipiche della decontestualizzazione e del détournement, oppure con nuove proposizioni segniche che agiscono sul significante e dunque anche sul significato (si pensi al “Cornetto Agita”, in tutto simile tranne per questo refuso al corrispettivo marchio). E basta questo slittamento semantico per fare di un’opera iperrealista un’opera concettuale, per introdurre, in un contesto solo all’apparenza di leggerezza, una comicità “algida” da vera patafisica.

Testo a cura di Angelo Crespi.

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